ALBISOLA Libera Repubblica delle Arti - Manifattura Giuseppe Mazzotti 1903 Albisola

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ALBISOLA Libera Repubblica delle Arti

CATALOGUE '000 STYLE > COLLABORAZIONI ARTISTICHE
ceramiche Giuseppe Mazzotti Albisola
arte artigianato storia ceramica albisola
 

Oscar Albrito, Claudio Manfredi, Tullio Mazzotti (in piedi), Dario Bevilacqua (abbassato), Roberto Giannotti, Giovanni Tinti, Giorgio Moiso, Giuseppe Bepi Mazzotti (parzialmente nascosto dietro), Donatella e Giampaolo Parini, Livia Savorelli
La fotografia è stata scattata il 9 aprile 2002 in occasione di una serata dedicata a festeggiare il forno per ceramica, che è alle spalle dei protagonisti, per i cinquant’anni di servizio (entrò in fabbrica il 9 aprile 1952 ed è ancora oggi in funzione).
Si possono notare alcune delle opere storiche uscite da quel forno e oggi conservate nel Museo Giuseppe Mazzotti 1903: "l’Oscar di Albisola" di Sebastian Matta (sulla testa di Claudio Manfredi), una piastra di Asger Jorn (posata sul tavolo), "ritratto di Lucio Fontana" di Franco Garelli (sulla testa di Tullio Mazzotti), un anfora di Enrico Baj (nelle mani di Dario Bevilacqua).

Fotografia di Diego Santamaria.


Albisola è stata nel Novecento la capitale mondiale della Ceramica, lo fu perchè alcuni episodi che qua avvennero segnarono la storia dell'arte ceramica del mondo.

Due furono gli episodi fondamentali delle vicende artistiche che avvennero in Albisola:
negli Anni Trenta, la collaborazione della Manifattura G. Mazzotti con il Movimento Futurista, che di fatto anticipò l'avvento del design, staccando la fase progettuale della ceramica dalla manifattura (l' esponente del movimento futurista -l' attuale designer- progettava e disegnava le ceramiche che poi venivano realizzate dalla manifattura artigiana);
negli Anni Cinquanta, l'apertura delle fornaci agli artisti per "Gli Incontri Internazionali della Ceramica del 1954" voluti da Sergio Dangelo, Enrico Baj e Asger Jorn, autori che non attratti dalla riproducibilità della ceramica utilizzarono la ceramica per esprimere la loro arte, elevando la materia ceramica all'Olimpo dell'Arte liberandola per sempre dallo stretto vincolo di arte applicata.

Questo BIG BANG della ceramica, questa alchimia fra artigianato e arte avvenne per la prima volta nella Manifattura Mazzotti.
La lungimiranza della famiglia Mazzotti, che seppe coniugare artigianato e arte, ha segnato non solo Albisola e la sua storia, ma anche la materia ceramica.

Oggi la manifattura, accanto alla sua ampia produzione artigianale di altra qualità, accoglie ancora gli artisti e i designer.
In questa pagine presentiamo le recenti collaborazioni, dividendo gli autori secondo le loro finalità :
D ? coloro che sono attratti dalla riproducibilità del manifatto e cercano la collaborazione dell'artigiano per realizzare le proprie creazioni
A ? coloro che sono invece attratti dalla materia ceramica e attraverso essa realizzano opere uniche che hanno la peculiare caratteristica di esprimere l'arte delle emozioni.

Qua a seguire due testi relativi a una mostra che si tenne al MIC Musei Internazionale della Ceramica di Faenza nel 2004.


MIC Museo Internazionale delkla Ceramica di Faenza

CERAMICA CULTURA INNOVAZIONE
I cambiamenti nella ceramica europea del 1851 a oggi
28 febbraio - 2 maggio 2004

La mostra “Ceramica Cultura Innovazione 1851-2000” è parte di un più ampio Progetto Europeo cui hanno aderito sei importanti musei: Iparmuvèszeti Mùzeum di Budapest; Museu Nacional do Azulejo di Lisbona; Musée National Adrien Dubouché di Limoges; The Potteries Museum and Art Gallery di Stoke-on-Trent; Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza; Deutsches Porzellanmuseum di Hohenberg/Eger-Europäisches Industriemuseum für Porzellan di Selb.
Gli scritti in catalogo sono di Gabriella Balla, Paulo Henriques, Chantal Meslin-Perrier, Miranda Goodby, Giancarlo Bojani, Wilhelm Siemen, direttori o responsabili di dipartimento dei musei che hanno promosso l’iniziativa.
Scopo della mostra è quello di focalizzare l’attenzione sugli sviluppi artistici e tecnologici avvenuti in campo ceramico dal 1851 ad oggi.
La data del 1851, che coincide con la Great Exhibition of the Works of Industry of all Nations di Londra, con la costruzione del Crystal Palace di J.Paxton e con la prima grande chiamata a raccolta del mondo degli oggetti in un ambito anglosassone già saldamente improntato a una diffusa produzione industriale, è, ormai, una convenzione dalla quale si fanno partire le vicende della modernità nel campo architettonico e in quello del design.
A partire da questa data le Esposizioni, nazionali e internazionali, si sono succedute con ritmo crescente con il duplice scopo di favorire un incontro degli oggetti con un nuovo pubblico e di verificare costantemente la qualità di una innovazione che poteva essere di tipo tecnologico o formale. Ogni area geografica e culturale europea ha dato risposte diverse e peculiari al nuovo rapporto con una società di massa: dall’aristocratico tentativo di mantenere un rapporto con la tradizione e con una atemporale idea di qualità (il pezzo unico pregiato e irripetibile) all’adesione incondizionata ai nuovi ideali di una esteticità diffusa (il design).
Anche in campo ceramico sono ravvisabili i grandi filoni che hanno percorso le vicende delle arti, dell’architettura e del prodotto industriale in genere a seguito di questa grande mutazione sociale e produttiva.
Ognuno dei sei musei ha selezionato dal proprio patrimonio un gruppo di quaranta opere in modo da contribuire a una visualizzazione delle principali linee di tendenza che nell’arco di un secolo e mezzo si sono succedute o intersecate in campo ceramico tra Storicismo, Orientalismo, Simbolismo, Art Nouveau, Art Deco, Futurismo, Razionalismo, Post-Modern, non escludendo una ceramica intesa come pura manifestazione artistica fino alla ceramica per l’architettura.
Di particolare interesse è, inoltre, la possibilità che viene offerta al pubblico di apprezzare e comprendere le grandi conquiste raggiunte dalla ceramica, soprattutto nel XIX secolo, in campo tecnico: dai colori a smalto alla fotoceramica, dai lustri agli smalti sangue di bue, dalle tecniche a grana di riso alle decorazioni a riporto e alla sanguigna.
Gli stessi materiali utilizzati, dalla porcellana alla terraglia forte, dalla maiolica al grès, dal refrattario agli impasti inediti, si accompagnano alle scelte operate volta per volta da industrie, artigiani, artisti e designer per veicolare i propri intenti formali, espressivi e comunicativi.
L’occasione della mostra fornirà agli specialisti e al largo pubblico una miriade di sollecitazioni visive e conoscitive. Sollecitazioni finalizzate, come è nei propositi del Progetto europeo che sottende la mostra, a una progressiva circolazione di conoscenze e di idee su un patrimonio comune non escludendo un contributo a un ulteriore sviluppo e a un rinnovamento di una tradizione plurisecolare che ha profonde radici nella storia della civiltà europea e che, anche oggi, è chiamata a nuovi compiti nel campo dell’oggetto, dell’arte, dell’architettura.

Introduzione Chantal Meslin-Perrier

Questa mostra è parte di un ampio progetto europeo che porta il medesimo nome: Ceramica, Cultura e Innovazione.
Lo scopo del progetto è focalizzare l’attenzione sugli sviluppi artistici e tecnologici avvenuti in campo ceramico dal 1850 in poi, ognuno dei sei Musei partecipanti ha selezionato quaranta opere rappresentative appartenenti alle proprie collezioni.
Esse offrono l’opportunità di osservare gli enormi cambiamenti avvenuti negli ultimi centocinquanta anni, il periodo forse più decisivo nella storia dell’umanità.
Le conquiste tecnologiche hanno avuto ripercussioni nell’arte come in ogni aspetto della società.
Con l’industrializzazione è comparsa la meccanizzazione e la duplicazione di oggetti
Manufatti unici o prodotti decorati a mano hanno aperto la strada ad un gran numero di riproduzioni seriali, provocando in tal modo una mutazione nella posizione dell’artista e dell’artigianato nella società
Il mondo delle arti decorative, relegate di conseguenza ad “arti minori”, ne ha subito l’influenza.
Un modo in cui le manifatture cercarono di resistere a tale perdita di considerazione fu, paradossalmente, limitare la produzione e, contemporaneamente, accrescere l’importanza dei prodotti conferendo loro il valore dato dall’unicità.
Tuttavia il principale risultato dell’industrializzazione fu di rendere gli oggetti d’arte immediatamente disponibili ad un ampia parte di popolazione.
Ciò rappresentò lo stimolo che diede vita al movimento delle Arti e Mestieri così come all’Art Noveau, entrambe alimentate dall’ideale di portare buoni oggetti d’arte nelle case di tutti. Samuel Bing così si espresse: “l’Art Noveau combatterà per eliminare il grigiore e la pretenziosità della vita quotidiana, introducendo al loro posto il buon gusto e l’eleganza della semplicità anche nel caso dei più quotidiani tra gli oggetti d’uso”.
Gli artisti reagirono in due diversi modi rispetto al loro ruolo: alcuni inventarono una nuova prospettiva nel design, altri difesero l’idea di espressione individuale attraverso l’opera d’arte
Coloro i quali si chiamarono in seguito, con orgoglio, designer, erano affascinati dalle potenzialità della produzione industriale e tentarono di migliorare l’estetica di oggetti comuni e poco costosi disponibili a tutti. 
Altri artisti reagirono esplorando le potenzialità fisiche e visive dei materiali utilizzati, per esempio la ceramica, senza alcun interesse nella possibilità di riprodurre l’oggetto
Nonostante le difficoltà affrontate nella fase di modellazione e cottura, questi artisti, così come i pittori o gli scultori, ebbero come finalità la creazione di un oggetto d’arte unico.
Tra i numerosi e profondi cambiamenti che sono avvenuti negli ultimi centocinquanta anni, uno dei più evidenti riguarda la comunicazione. Oggi possiamo stabilire contatti immediati tra ogni angolo del pianeta e le influenze cambiano alla velocità della luce. 
Ogni artista può accedere ad un gran numero di tecniche diverse e ad un mondo di possibili fonti di ispirazione. 
In tal senso, un semplice gruppo di quaranta opere ceramiche non possono rappresentare fedelmente l’evoluzione creativa avvenuta, ma si ha la speranza che ci aiutino a capire qualcosa di questa natura le evoluzione e del cambiamento di ruolo dell’umile oggetto ceramico. 


 
 
 
 


 
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