GIOVEDÌ 10 APRILE
h 18
MOSTRA TULLIO MAZZOTTI
“I vestiti di Tullio. Ti avevo detto di non lasciarli in giro”
Con critica di Tommaso Dandolo
Tullio Mazzotti, proprietario di quarta generazione della Fabbrica di ceramiche Giuseppe Mazzotti ad Albisola Marina, in data 10 Aprile farà una personale di opere in ceramica allestita all’interno al locale artigiano.
Un luogo suggestivo dove le stesse ceramiche hanno preso vita e finiscono il loro ciclo di creazione con un’esposizione inedita.
Lo stesso luogo in cui i pezzi, prima di diventare per sempre delle sculture cristallizzate nel tempo, vagavano senza ordine. Oggi, finalmente (forse) quei pezzi di indumenti lasciati in giro, trovano un loro posto all’interno del cosmo dell’arte con una sorta di ready-made ceramico e moderno, ed insieme, un filo conduttore del percorso artistico di Tullio Mazzotti.
“I vestiti di Tullio. Ti avevo detto di non lasciarli in giro”: un titolo autoironico che scrive un ulteriore pagina del Diario artistico e allo stesso tempo personale dell’artista.
Diario e agenda
L’anima d’artista e la competenza d’artigiano nel lavoro del ceramista Tullio Mazzotti
"I nostri stati mentali sono alquanto simili ai tessuti dei ragni. Non adoperate troppo in fretta la vostra coscienza, la quale è come una spada che taglia dovunque la volgiate."
Federigo Tozzi,
Barche capovolte
Trascorreva l’estate del 1970. In un numero speciale del settimanale Riviera Notte, un giovanissimo Tullio Mazzotti sosteneva che le ceramiche di Albisola andavano considerate da due punti di vista, artistico e artigianale, valori indispensabili per promuovere uno sviluppo turistico della cittadina. In Tullio convivono ancora oggi due personalità: l’artigiano che si serve dell’agenda per fissare impegni, appuntamenti, orari e l’artista che riversa la sua creatività in opere d’arte originali, pagine scompaginate di un diario intimo ed enigmatico, contraddistinte da Paroliberismo e sagacia. L’agenda impersona la competenza del ceramista, l’esigenza rigorosa di avere ordine in fabbrica. È, inoltre, prerogativa dell’artigiano soddisfare le richieste del cliente e seguire le leggi del mercato. Il diario è una forma memorialistica che afferisce ad un ambito di vita personale, una comunicazione riservata che pochi possono decifrare, in alcuni casi è leggibile soltanto all’autore stesso, Leonardo ne è un esempio. Il diario impersona l’arte in quanto non è solamente espressione ma desiderio di esternare proprie riflessioni, esso diventa veicolo di emozioni, specchio del cuore. Spesso la presentazione durante il sonno, disordinata e convulsa, del materiale onirico si dà alla mente senza presentare alcuni legami logici. Pertanto, il procedimento onirico stimola una fantasiosa figurabilità. Ciò detto, il diario dell’artista Tullio è composto di pensieri spettinati, come titolava un testo aforistico di Stanislaw Jerzy Lec. L’ambiguità dei messaggi inseriti nelle creazioni di Mazzotti si esprime in arditi grafismi, immagini che assumono fattezze di una scrittura tachigrafica, stilizzata, sfuggevole ma decisa.
Ma che cosa distingue un’opera d’arte da un oggetto da produzione? In ultima analisi, per Tullio la risposta a questa domanda oggi risiede nella variazione fra i tipi di committenza. L’artista Tullio si lascia guidare dalle sue emozioni nei lavori d’arte, senza vincoli. Ecco che in I VESTITI DI TULLIO ti avevo detto di non lasciarli in giro l’arte assolve la funzione ancillare di espediente narrativo. Fra le nuove ceramiche esposte da Tullio in questa rassegna si riconoscono un cappello, un maglione, i quali una volta immersi a colaggio, fra smalti e cristallina, prendono nuova vita come oggetti d’arte. Della loro funzione di comuni vestiti permane solo la sagoma, tracce della storia che portavano addosso nel loro passato, prima di essere trasformati in ceramica.
Tommaso Dandolo